giovedì, aprile 27, 2006

 
Sick Of It All live @ Gala Hala



Un solo consiglio a chi non è mai stato al Gala Hala, presso Lubiana: andarci.
Sito in un grande quanto affascinante comprensorio chiamato Metelkova, vicino alla stazione dei treni della capitale slovena, è il locale perfetto per questo genere di concerti.
Piccolo club, caldo, all'interno di questa sorta di centro sociale davvero interessante soprattutto per i localini che ospita al suo interno, sia per le bizzarre architetture di cui si fregia: il Gala Hala non è altro che un grande scantinato con un palco alto abbastanza da essere chiamato palco, ed un baretto. Locale che spesso ospita gruppetti interessanti dell'overground, ma anche mostri come appunto i soia.
Aperti da una manciata di gruppi locali a cui non ho sinceramente fatto molto caso, dato che almeno fino alle nove e mezza sono stato ad attendere un biglietto con l'amico grillo, i Sick of it All, gruppo newyorkese di hardcore punk, si presentano in occasione del loro ventesimo anniversario di attività, senza peraltro farlo intravvedere. O meglio, se dalla qualità della performance (soprattutto vocale, eccezionale) e dai movimenti i quattro lasciavano intendere una consumata e rodata attività dal vivo, dagli stessi non c'era alcuna traccia di noia nè di alcun velo di supponenza che purtroppo caratterizza molti altri gruppi, e neppure così nobili come i soia.
I quattro si muovono e si agitano dall'inizio alla fine, proponendo ampi stralci della loro lunga discografia: moltissime sono le citazioni da "Scratch the Surface", meno numerose quelle di altri dischi. Chi, come me, si attendeva più pezzi dallo splendido "Yours, Truly" sarà sicuramente uscito dal locale con qualche rimpianto, sopito comunque dall'eccellente prova del quartetto.
Forti di una recentissima uscita sugli scaffali, ossia il validissimo "Death to Tyrants", che personalmente uguaglierei a "Yours Truly", o che comunque surclassa di gran lunga il mediocrissimo "Life on Ropes", i soia attingono molti ed efficaci pezzi dall'ultimo disco, coinvolgendo anche i pochi stolti (come me, o come il grillo) che non avevano ancora avuto il piacere di ascoltarlo.
Per riassumere, un'oretta abbondante di musica, di sudore, di cantate con lo stesso cantante, di mosh ignorante; per riassumere una grande prestazione di quattro ragazzoni che dimostrano ancora gran voglia di spaccare il palco.
Finale con strette di mano agli artisti, facce soddisfatte e calca al merchandising, un concerto promosso a pieni voti, che dimostra, come dice il buon naso, che stima e rispetto hanno ancora un significato.
See Ya In The Pit
posted by giopope | 19:12 | commenti

lunedì, settembre 20, 2004

 

City of Fest
Live Report 07/04
Slovenia, Mostovna

Vi sentite alternativi ad andare al Deconstruction tour o all’Independent days festival?

Provate allora ad andare in un festival come questo City of Fest: in Slovenia, si sa, il fenomeno punk è arrivato più in ritardo rispetto  a noi (che comunque mica siamo in anticipo) quindi ti capita ancora di incontrare personaggi che non hanno il minimo bisogno di esibire magliette con teschi e orpelli vari per sembrare inquietanti, gli basta essere sporchi puzzolenti e se possibile ubriachi. Sono i cosiddetti “crust” o più comunemente “punkabbestia”, gente che se ne va in giro a schiaffare il dito medio in faccia a chiunque per cercare la rissa, che (se uomo) importuna qualsiasi esemplare di sesso femminile gli capiti a tiro, che all’esterno ti cerca di elemosinare da bere o i soldi per entrare o, come è successo a me, ti ruba il panino di mano mentre lo stai mangiando(!). Chiaramente questi personaggi non sono la maggior parte, ma non perdono occasione per farsi notare; ad ogni modo folkloristici.

Il festival si tiene nel giardino del Mostovna centro sociale/locale si alla fine è troppo nuovo e carino per sembrare veramente uno squat) vicinissimo al confine con l’Italia.

Per motivi logistici arrivo solo alle 17:00 e mi perdo I primi gruppi: Elodea, Golliwog, Igut, Fuego e gli italiani Summer League.

 

MURDER DISCO X

Arrivo che hanno appena iniziato a suonare, fanno un hardcore misto trash abbastanza ripetitivo e dall’attitudine decisamente crust; marcissimi da vedere, ma abbastanza noiosi.

 

EYELESS VIEW

Per quel che mi riguarda la rivelazione della giornata: questo gruppo tedesco dall’impostazione decisamente americana (d’altronde come la scena del loro paese) miscela old school con influssi di quell’emo che adesso va così tanto; fondamentalmente un gruppo a tre voci: cantante con voce urlante e pesante, bassista con voce pulita e chitarrista con voce melodica. Decisamente un gruppo con buona presa.

 

MALCOVICH

Gruppo olandese che evidentemente deve essere abbastanza popolare in quel della Slovenia in quanto c’era parecchia gente sotto il palco per loro, non mi spiego comunque perché abbiano suonato dopo e non prima degli ottimi Eyeless view. A mio giudizio un gruppo ridicolo, sia musicalmente che ad impatto scenico, spiccano la bassista obesa e il cantante, che sfoggia sopra la lunga cappellata bionda una bandanona in stile Suicidal Tendencies che gli sta malissimo e lo fa sembrare veramente buffo nel suo dimenarsi come un tarantolato mentre canta in maniera alquanto grind. La tecnica è approssimativa per tutti I componenti e esemplare è il batterista, la cui incapacità risulta lampante anche a chi non ha la minima idea di cosa sia una batteria.

Io non vedo l’ora che finiscano eppure suonano per un bel po’ e la gente sembra apprezzare, devono essere una specie di idoli locali….

 

FACE THE FACT

Orgoglio della scena romana, cominciano da veri “burini” con il cantante che apre con una frase del tipo “Ciao noi siamo I Face The Fact da Rrroma… ah no, qua nun se parrrla l’italjano…”, sa fare il suo lavoro ma per sua stessa ammissione non è un grande intrattenitore nei momenti di pausa. In compenso il batterista si fa notare già nel solo scaldarsi. Svariate le X sulle mani.

Come attaccano partono subito il circle-pit e la violent dance sotto il palco, d’altronde il loro genere li chiama abbastanza: mi butto anch’io pur non essendo affatto un veterano della cosa, ma ne uscirò ininsperatamente illeso. Verso la fine uno dei chitarristi scende del palco, attraversa il pit e si mette a suonare davanti al pubblico un po’ più arretrato.

Non apprezzo particolarmente il loro new school che a mio parere concede un po’ troppo al metal, ma sanno il fatto loro e sono tecnicamente ineccepibili, non gli posso togliere niente.

 

SHAI HULUD

Poche chiacchiere, alla fine erano chi più chi meno tutti lì per loro, non capita tutti I giorni di assistere ad una delle ultimissime date di una band del genere.

Questo gruppo propone un metalcore particolare e originale, impreziosito se non basato su testi intelligenti (chissà se tutti li apprezzano per quello)e supportato da una giusta attitudine. Tra le svariate vicissitudini e gossip assortiti, nonché innumerevoli cambi di line-up questo gruppo si è guadagnato una giusta fama e un larghissimo numero di consensi.

Fanno un sound check piuttosto lungo, ma l’acustica non sarà granché come per il resto del festival (che rimane lo stesso molto ben organizzato) e io distinguerò a fatica le canzoni che vengono prese da tutti gli album per più di un’ora di concerto. Anche gli Hulud hanno tecnica da vendere, tengono il palco da Dio, mentre il cantante Geert è sempre in piena, si dimena e urla fino a diventare rosso e farsi gonfiare ogni vena, e si fa anche trasportare dalla folla. Negli attimi di pausa il chitarrista Matt (che indossa una maglietta d’annata dei Descendents) dialoga con la folla in maniera amichevole e ringrazia più volte, chiede al pubblico di avvicinarsi ma la gente ha paura di beccarsi qualche pugno o calcio volante stando più a ridosso del pit; trova anche il tempo per fare degli apprezzamenti a chi segue lo Straight Edge.

Anche per loro fin da subito numerosissimi circle-pit e parecchia violent dance, si vede praticamente di tutto: parecchi walls of death, lanci dal palco e svariate figure di cui non son sicuro dei nomi; un ascoltatore ci rimette venendo travolto da uno stage diver enorme, perderà conoscenza e sarà trasportato via a forza. Il massimo del coinvolgimento si ha per “A Profound Hatred of Man” e per la fantastica cover di “Linoleum” in versione tiratissima che scatena il sing along  e I tuffi dal palco.

Mio unico risentimento è che se il pit si fosse collocato un po’ più indietro si sarebbe riusciti ad avere anche un po’ di pogo di cui non si è vista traccia per tutta la giornata e magari facendo il concerto all’interno del Mostovna forse si avrebbe avuto un acustica migliore e un pubblico più compatto che avrebbe consentito di fare del crowd surfing più decente.

Ad ogni modo un bel concerto, chi c’è stato e apprezza almeno in parte il genere può esser andato via soddisfatto.

 

Il Grillo

 



posted by rbx | 16:46 | commenti

 

Intervista ai The Movement
(Danish Punk Rock Band)

 

Durante la terza pausa del Deconstruction ho avuto occasione di fare qualche domanda a Lukas, cantante e chitarrista di uno dei gruppi più interessanti che hanno partecipato al Deconstraction di ques’anno: I The Movement, gruppo Mod danese dalle influenze ska e rock’n’roll.

 

Il Grillo: La prima cosa che è risultata lampante durante la vostra esibizione è il gran divertimento che provate nel suonare…

 

Lukas: Sì è vero, è decisamente così, ci divertiamo a suonare e ci piace il contatto con il pubblico.

(Più tardi chiacchierando con il bassista Lars gli dirò che secondo me rendono più dal vivo che non su cd e lui risponderà di esserne contento Ndr)

 

G: Il pubblico ha risposto piuttosto bene, si muoveva e c’era anche diversa gente che cantava I ritornelli delle canzoni.

 

L: Beh, facciamo della musica che prende abbastanza, poi le melodie e I ritornelli penso siano abbastanza semplici da imparare anche sul momento.

 

G: Avete tutti e tre una buona tecnica strumentistica, in particolare il batterista dimostra uno stile influenzato dal jazz.

L: Ognuno di noi ha studiato il suo strumento e, sì, il jazz è una delle influenze di Kalle (anche se in seguito avrò modo di accorgermi del drago dei Sick Of It all che porta tatuato sull’avambraccio Ndr). Poi alla fine le influenze che più si fanno sentire sono quelle classiche della musica Mod: I Jam, gli Who, I Clash e ciosì via.

 

G: Da quant’è che suonate?


L: Come musicisti da parecchio, ma come gruppo solo da quattro anni.

 

G: Veramente?

L: Già!

 

G: Esiste ancora una scena Mod in Europa?

L: C’è ancora una piccola scena europea che si muove, ma non vi siamo molto collegati, però ci piace essere Mods, sai, ci piace essere eleganti, avere stile.

 

G: E in Danimarca avete una scena Mod?

L: No, in Danimarca la scena è prevalentemente punk ma, ti ripeto, a noi piace essere vestiti bene per distinguerci.

 

G: Certo lo stile è importante. Come sta andando il Deconstruction tour?

L: Molto bene, stiamo toccando molti paesi dove non eravamo stati prima e dove incontriamo molti kids. Siamo nel tourbus assieme agli Slakers con cui ci stiamo divertendo molto, dopo oggi abbiamo un paio di day-offs durante I quali approfitteremo per fare un paio di date assieme a loro in Francia, non vogliamo stare fermi eheh!

 

G: E in Italia come vi trovate?

L: Molto bene, abbiamo già girato un po’ l’Italia accompagnando la Banda Bassotti e ci siamo sempre trovati bene come oggi.

 

G:Progetti per il futuro?

L: Sounare molto e poi fare uscire nouvi lavori per il prossimo inverno.

 

Più tardi a concerto finito ho incontrato nuovamente Lukas in compagnia del resto della band (Lars il bassista e il batterista Kalle) un po’ alterati dal bere. Si sono rivelati tutti e tre molto simpatici e alla mano e si è riso e scherzato un po’ assieme. Fa piacere incontrare gente che pur partecipando ad un tour così grosso non si monta e si sente praticamente come se fossero dei turisti!

Intervista: Il Grillo










posted by rbx | 16:38 | commenti

domenica, luglio 25, 2004

 

Shai Hulud
Live Report 06/07/04
Mezzago, Bloom

Il 6/7/2004 al Bloom di Mezzago si esibiscono nel loro ultimo show qua in Italia e ahimè anche per quanto riguarda la loro carriera uno dei loro ultimi show, visto che la band è praticamente già sciolta..Prima degli Shai Hulud, sul palco si esibiscono i De Crew, band hXc italiana piuttosto nota. I De Crew mostrano al pubblico di saper suonare veramente bene, reggendo benissimo l’incarico di far da spalla ad un gruppo come gli Shai Hulud, movendosi molto bene sul palco e dando al pubblico (che apprezzava molto visto i molti applausi indirizzati alla band) la carica giusta.

A locale non del tutto pieno e dopo alcuni minuti di sound check gli Shai Hulud sono pronti ad iniziare il loro show. Quello che posso dirvi, è sicuramente che una carica così la danno pochi gruppi dal vivo, purtroppo non conoscendo le canzoni a memoria non so fornirvi una scaletta del concerto. Intrecci di riff di chitarre, batteria super sforzata e voce potentissima è questo che ha caratterizza la band che non perde niente dal cd anzi, dal vivo rendono ancora meglio la loro bravura. Nonostante sia poco conosciuta qua in Italia l’hardcore dancing gli Shai Hulud son riusciti a far ballare mezzo locale, con una breve spiegazione di come fare (senza farsi male ovviamente). L’apice dello show è arrivato quando la band ripropone una cover dei “Nofx” “Linoleum” e alla loro canzone più famosa “Set Your Body Ablaze” che ritengo personalmente stupenda.

TeoSk8sXe

 



posted by rbx | 16:52 | commenti

lunedì, giugno 14, 2004

 

Deconstruction Tour 2004
Live Report 01/06/04
Milano, Mazda Palace

Il Deconstruction tour di quest’anno, stando al cartellone dei gruppi, aveva proprio le premesse per essere un gran concerto, ed in effetti posso tranquillamente affermare che è stato il migliore Deconstruction tour degli ultimi tre anni (ovvero di quelli a cui ho assistito).
Conquista inoltre il premio per il festival con più circe-pit (due più uno solo tentato) e quello per il concerto dove in assoluto sono caduto più volte (e non è che succeda spesso!). E’ stato inoltre il festival con più abbozzi di discorsi politici che io ricordi (indovinate contro chi…)
Grossa novità quest’anno la location: dopo due edizioni a Bologna il tour torna a Milano dove si era già tenuto nel 2001. Parecchie le differenze tra l’openair arena parco nord di Bologna e l’indoor Mazdapalace (ex palavobis) di Milano.


IN POSITIVO:
Da subito lampante e confortante per chi ha assistito da sotto il palco il fatto di non dover più respirare tonnellate di polvere, e piacevole pure per chi preferisce seguire lo show da seduto la presenza dei seggiolini del palazzetto. Per la prima volta tra un gruppo e l’altro un dj set che non facesse schifo ma, anzi, a base di ottimo rock’n’roll (anche se verso sera se ne sentiva un po’ l’overdose…).Niente sole a picco anche se comunque il tempo non sarebbe stato esattamente dei migliori.


IN NEGATIVO:
Dieci ore passate nel buio più nero (roba da far rischiare la cecità a una talpa) e sfavorito ricambio dell’aria. Inoltre ci voleva troppo tempo per raggiunger l’esterno e assistere alle evoluzioni di Skate, Bmx e Motocross che duravano pochetto, finendo quando la gente stava ancora arrivando.
Acustica meno dispersiva ma alla fine si godeva appieno dell’impianto solo stando sotto il palco.
Forse è una mia impressione ma mi è sembrato che ci fosse un po’ meno gente rispetto soprattutto all’ultima edizione di Bologna; in effetti il pogo non è mai stato troppo esteso e fitto fino agli ultimi quattro gruppi, e comunque non ai livelli di Bologna nemmeno per il gruppo finale.


Ma veniamo alle bands:


MINNIE’S:
Qualsiasi giudizio alla performance data dall’unica band di casa sarebbe di parte perché ormai con i Minnie’s si è amici, ad ogni modo hanno fatto una valida prova benché il tempo a loro disposizione fosse poco e il grosso della gente dovesse ancora arrivare; hanno comunque saputo creare un ottimo rapporto con i presenti, andando a pescare dall’ultimo album e dall’appena uscito ep che per la prima volta li vede destreggiarsi con l’inglese. Bisogna inoltre tener conto dell’impegno richiesto per tenere un palco del genere.Fortunatamente non sono stati penalizzati dal settaggio del suono che normalmente in queste occasioni è inclemente con il gruppo di apertura.


1208:
Non me l’aspettavo, eppure ho visto un po’ di gente cantare a memoria i testi di questa band che, pur proponendo un punk-rock californiano abbastanza standard, ha fatto lo stesso un bello show coinvolgendo anche il pubblico in un po’ di cori a base di “Hey Hey”.
Comincia il pogo, con tanto di compiaciuti “applausi al gruppo pogo” al termine di ogni canzone.

Segue la prima delle due esibizioni di Motocross impostate in questa maniera: una rampa per saltare ed un buffo furgoncino/rampa d’atterraggio a poca distanza, il tutto sopra l’asfalto antistante il palazzetto; roba da gente che sa il fatto suo, da temerari, o semplicemente da pazzi! I risultati si vedranno più tardi…
Ad ogni modo su cinque MotoXers bisogna dire che due spaccavano proprio e si son viste anche cose belle ( non sono molto ferrato in nomi dei trick).


THE MOVEMENT:
Assoluta sorpresa della giornata questo gruppo Mod danese i cui tre componenti si presentano in giacca e cravatta. La performance parte con un lungo assolo di batteria, più tardi replicato più estesamente, e da lì in poi è il delirio a base di rock’n’roll degli anni che furono e ska che fa ballare e pogare la gente molto divertita; lampanti l’ottima tecnica strumentistica dei tre e il grande divertimento che questi provano nel suonare sul palco, evidenziato anche dai faccioni del cantante-chitarrista, abbastanza ridicolo nel dichiarare un paio di volte “This is an antifascist song” sorridendo e scuotendo per aria il pugno destro in maniera buffa.
Anche per loro si è sentito qualcuno intonare le canzoni a memoria, anche se i motivetti dei ritornelli erano abbastanza facili da imparare sul momento.
Veramente uno dei gruppi più godibili della serata.


YELLOWCARD
Gli Yellowcard sono la rivelazione, forse un po’ pushata, dell’anno. Se siete stati in giro per concerti quest’anno è difficile che non li abbiate incrociati perché hanno supportato più o meno chiunque e ce li rivedremo pure all’Independentdays festival a settembre.
Per chi non ne avesse ancora sentito parlare, gli Yellowcard propongono il classico pop-punk americano (vengono dalla Florida), benché abbastanza tirato grazie al lavoro della batteria, arricchito però dall’aggiunta del violino elettrico, che è inserito veramente bene. Certo, qualche dubbio sul fatto che si tratti del frutto di una ricerca della sensazione e della novità piuttosto che di una spontanea scelta stilistica rimane, ma certo è che il risultato è veramente apprezzabile e il tutto suona ottimamente.
Insomma, ero al banchetto del merchandise a chiacchierare quando sento intonare le prime note, faccio appena in tempo a correre in mezzo alla folla che attaccano con “Way Away” canzone introduttiva dell’ultimo album, l’unico da cui trarranno i pezzi per la scaletta. L’entusiasmo è da subito alto, a dimostrare la grande popolarità già guadagnata, molti i kids che cantano le canzoni a memoria e pogo parecchio sostenuto, mentre il violinista Sean Mackin fa anche da scalda pubblico e acrobata.
Tutto procede a questa maniera finché il cantante Ryan Key non chiede il primo circe-pit della giornata per “Life of a salesman”, a mio avviso la canzone più bella dell’album, forse a qualcuno potrà sembrare strano un circle-pit per della musica tutto sommato abbastanza calma, ma la batteria tira di brutto e quindi la cosa riesce ed ha pure il suo effetto. Bisogna dire che il gruppo ha chiesto il “pogo circolare” in maniera piuttosto intelligente, forse consci del fatto che non è una cosa che il pubblico capisce subito al volo quando gli si propone di farlo: il cantante chiede quindi al pubblico di allargarsi e fare spazio prima di iniziare ad eseguire la canzone; il trucco riesce ed è pure duraturo.
Arrivati a questo punto ero convinto di essere più o meno a metà esibizione, invece il gruppo esegue solo un altro paio di canzoni prima di andarsene; scaletta inclemente pure per loro.


E’ il momento dell’unica esibizione in pipe della giornata (almeno così mi risulta) per la session di Skate e Bmx.
Per la prima volta gli atleti sono al’altezza sia per lo skate che soprattutto per la Bmx; anche qui non sono ferratissimo con i nomi dei trick, ma a fine esibizione ci becchiamo pure un backflip in bicicletta!


BEATSTEAKS
Si rientra per assistere alla performance dei tedeschi Beatsteacks (unico gruppo europeo fisso nel tour), gruppo dalla fama di grande live band; ed infatti si presentano sul palco in tenuta piuttosto stravagante e molto rock ‘n’roll: cravatte, giacche e giacche di pelle, ed il cantante Arnim in porkpie, occhiali da sole anni’60 e maglione a righe in stile Kurt Cobain. I pezzi scelti sono, quasi ovviamente, pescati soprattutto dagli ultimi due album che hanno segnato una svolta più rock’n’roll nella carriera della band.
Creano da subito un bel rapporto con il pubblico che risponde entusiasta, il cantante è un vero intrattenitore quando non è “costretto” ad imbracciare anche lui la chitarra ed ha un notevole feeling con l’audience. A fine esibizione gli viene lanciata una bottiglia sul palco, lui senza esitare beve per poi sputare immediatamente; quindi se qualcuno ha avuto la geniale idea di lanciargli una bottiglia piena di piscio mi contatti pure che gli devo stringer la mano!


MXPX
Ecco un gruppo che in Italia non capita affatto spesso, infatti erano in parecchi, me compreso, ad aspettare di vedere dal vivo questa avvincente pop-punk band californiana.
Non capitando mai da queste parti fanno, giustamente, una scaletta a base di tutti i più grandi successi, quindi:”My Life Story”, “Responsability”, le splendide “Next Big Thing” e “Chick Magnet” e “Punk Rawk Show” che scatena letteralmente il pubblico. Solo due invece le canzoni tratte dall’ultimo album per le quali appare pure un terzo chitarrista (probabilmente un turnista).
Ad ogni modo il cantante Mike non riesce a instaurare lo stesso feeling con il pubblico rispetto ai suoi colleghi, forse anche per colpa della sua pronuncia eccessivamente slang: per esempio ci metterà ben tre tentativi per far capire che vuole un urlo dalle ragazze presenti.
La performance si conclude comunque con il più bel lancio di basso, addirittura roteante, che abbia mai visto fare dal vivo, con presa perfetta (chissà quanto allenamento nel giardino di casa!).


Segue la seconda session di Motocross e qui sembrerebbe, come annunciato poi dal cantante degli Strike Anywhere, che uno dei MotoXers si sia fatto male. Appunto…
Il fatto è che in quel momento ero impegnato ad intervistare i The Movement e quindi non ho assistito alla scena, quindi non posso raccontare nulla di preciso.

STRIKE ANYWHERE
Il gruppo che probabilmente più di tutti ha spaccato nella giornata di festival, forse proprio in quanto band più sbilanciata verso il core di tutto il cast.
Il loro Hardcore molto tirato, ma con anche inserti più melodici, scatena il pubblico: con loro sul palco saltano fuori gli HC kids e alcuni tipi più grossi della media intravista fino a quel momento e il pogo si fa più robusto e frenetico; mentre sul palco il pittoresco cantante rasta Thomas salta da una parte all’altra senza tregua. Ad un certo punto chiederanno un circe-pit che per durata e soprattutto intensità ed impegno dei partecipanti non avrà paragone con quello degli innocenti Yellowcard. Qui si corre forte e qualcuno cade provocando reazioni a catena varie, poi tutti di corsa verso il centro, di nuovo in circolo e così via; s’intravede pure qualche accenno (ma veramente accenno) di Hardcore dancing.
Decisamente uno dei momenti più coinvolgenti della manifestazione.
Qualche accenno politico pure per loro.

SLACKERS
La quiete dopo la tempesta! Impossibile non capire che band sta per salire sul palco, in quanto stavolta viene allestito per diverse persone, ovvero: batterista, chitarrista, un bassista che suona il basso appoggiato e in verticale come se fosse un contrabbasso (perché poi?), sax, trombone, un tastierista/cantante e un cantante di colore (non pensavo fosse l’unico!) che indossa guanti in stile Misfits!
Qualcuno avrà pensato “e che ci azzecca un gruppo del genere tra i gruppi in scaletta?”, in effetti con le altre bands con cui hanno condiviso il palco c’entravano un po’ poco, ma sono del parere che nei festival un momento del genere a base di Ska ci sta sempre bene, e infatti il Mazda Palace
sembra aver gradito parecchio.
Stanco ed ammaccato, pensavo di vedermeli dalle gradinate e riposarmi, ma quando i newyorkesi salgono sul palco, vestiti rigorosamente da rudeboys anni ’60, e attaccano con il primo pezzo, non riesco a resistere e scendo giù a ballare skankeggiando.
Il loro Ska roots fa ballare e divertire tutto il palazzetto: lampante il cambiamento di pubblico sotto il palco, saltano fuori alcuni skin e tipi in bretelle vari ed il parquet si popola finalmente di una gran quantità di ragazze che si scassano. Dedicano pure una canzone al “the best singer of every time” Joe strummer.
Confermo, il loro show ci stava proprio.

PULLEY
A questo punto però sono veramente distrutto, quindi mi perdonerete se almeno per i Pulley, gruppo che peraltro non mi ha mai appassionato troppo, me ne sono stato sulle gradinate.
Il gruppo, che tira fuori il suo hardcore-melodico di chiaro stampo californiano, non sembra
coinvolgere il pubblico allo stesso livello di altre bands che li hanno preceduti, ma può comunque contare su una bella fetta di appassionati e quindi il movimento sotto il palco non manca.
Fanno bella mostra del loro chitarrista solista che si produce in un paio di assoli impegnativi (ma non da urlo), e trova anche il tempo per una ballata a base di sola chitarra.
E’ il primo gruppo che suona per uno spazio di tempo decente.

ANTI-FLAG
Uno dei gruppi più attesi, e lo si vede dalla quantità di gente che si ammassa sotto il palco.
Così come si presentano sono il gruppo più appariscente della giornata, tra creste, capelli decolorati, borchie e cravatte varie. Da subito molto coinvolgimento da parte del pubblico che canta i pezzi vecchi e nuovi, mentre sul palco si vede parecchio movimento e energia soprattutto da parte del bassista Chris #2 che spesso e volentieri fa pure da cantante, mentre il cantante principale Justin Sane ha proprio la vocetta da ragazzino che gli si sente su disco.
Le canzoni dell’ultimo disco sono ottime, e fanno meritare alla band il successo raggiunto, ma la vera bolgia si ha per i pezzi “storici” come “Underground Network” e “You’re Gonna Die For The Government” con potenti cori da parte del pubblico e braccia tese in aria soprattutto nelle prime file protese in avanti, dove si fa alta la pressione della folla urlante.
Com’era logico aspettarsi sono numerosi i banali interventi pseudo-politici nei confronti della coppia B-B, con fuck e diti medi vari; resta solo da considerare l’effettiva credibilità politica da parte di una band i cui componenti sono così giovani…
Ad ogni modo una della esibizioni migliori.

LAGWAGON
Non ero affatto esaltato all’idea di vedermi i Lagwagon per la terza volta in due anni, anche se comprendo l’entusiasmo, poi mal ripagato, di chi ha avuto la possibilità di vederseli live per la prima volta. La gente lì per loro era tanta da farne praticamente dei co-edliners e sicuramente in giro si vedevano più magliette loro che dei Pennywise.
Capirete quindi se durante il loro show me ne sono tornato sulle gradinate a riprendere le forze per il “gran finale”.
Partono subito con la cover del motivetto dell’ispettore Gadget che fa presagire un’esibizione di quelle in piena, faccio pure un pensierino sul fondarmi giù, ma da lì in poi nessun’altra nota particolarmente esaltante: poco contatto con il pubblico, niente lanci di cd o merendine, niente scambi di strumento, niente improvvisazioni, insomma niente di quanto visto durante le loro esibizioni più recenti; ma soprattutto vengono tralasciati alcuni dei pezzi più celebri (Alien8? Making Friends? Mr. Coffee? macché!) in favore di una scaletta che pesca di più dall’ultimo lavoro della band. Mi è capitato lo stesso di parlare con gente contenta dell’esibizione per via dei diversi pezzi vecchi in scaletta, ma l’opinione prevalente è quella che giudica l’esibizione scazzata e non troppo esaltante: l’unico che sembrava divertirsi era il bassista.
Ciò è forse stato dovuto al fatto che i Lagwagon partecipavano soltanto a tre date su nove e che quindi hanno snobbato il tour di quest’anno.

PENNYWISE
Solita atmosfera tesa da “attesa degli headliners” prima che i quattro si presentino sul palco preceduti da incitamenti da stadio. Qualche chiacchera iniziale, un paio di vaffanculo ed è subito grande energia: pogo generale e cori generalizzati per una scaletta azzeccata che ricomprende tutti i pezzi migliori: “My Own Country” (la mia preferita!), Pennywise, Society,… ed i più belli dell’album nuovo come “God Save The Usa” e la bellissima “Something To Change”. E’ forse l’unico momento della giornata durante in cui si può fare dello stage-diving che duri più di due secondi, ma non ci si avvicina nemmeno a quel che si riesce a fare a Bologna! Ad ogni modo le capriole sono veramente a buon mercato. Chiedono pure il Circe-pit, ma questa volta sono in pochi a capire, ci si prova ma la massa pogante ha la meglio.
Ad un certo punto l’enorme chitarrista Fletcher annuncia: “This is the future of Punk Rock” e il gruppo attacca un’incredibile e tiratissima cover di “Hey ya” degli Outkast che spacca tantissimo e scatena la gente. Poche canzoni più in la’ il cantante Jim Lindberg ferma tutto e fa un elenco di mostri sacri da cui, si capirà poi, vorrà proporre una cover. L’entusiasmo è crescente: Black Flag, Descendents, Dead Kennedys, Circle Jerks, Minor Threat, finché viene pronunciato quel nome: Ramones! che provoca l’ovazione del Mazda Palace. “Quindi volete i Ramones, ne siete sicuri?” domanda il cantante Jim ( Io nel gridare Minor Threat mi sono sentito come chiedere la liberazione di Gesù al posto di Barabba, per rimanere in tema di “Passione”). Parte quindi la cover di Blitzkrieg Bop che diverte tutti quanti; sarebbe comunque stato interessante sentire che canzone avrebbero proposto per esempio dei Circle Jerks, ci siam persi la possibilità di sentire qualcosa di più particolare (Per sentire Blitzkrieg Bop basta andare ad un qualsiasi concerto punk’n’roll!). Da qui in poi l’inaspettato: i Pennywise si trasformano in un gruppo cover! Il pubblico si mette ad intonare “Surfing Usa” loro celebre cover (sfatiamo qui il mito che si tratti dei Millencolin come si trova scritto su certi files di Kazaa), il gruppo divertito prova ad accennarla, ma non si ricordano più a farla, quindi propongono al suo posto l’altra famosa (e fighissima) rivisitazione di “Stand By Me” che ricordano invece alla perfezione anche dopo anni, con tanto di assolo di Fletcher. Tanto casino e gente a caso che si alterna a cantare sul palco, si torna poi alla normalità. Rimane il timore che tutti queste improvvisazioni abbiano fatto sacrificare qualche pezzo (“Greed” per esempio), ma la band sembra aver gradito la partecipazione e si complimenta con il suo pubblico.
Giunge il momento di “Fuck Authority” introdotta da un discorso di Fletcher sul fatto che voi siete il futuro del mondo e dovete cambiarlo eccetera che mi ha fatto un po’ di tristezza: come se bastasse avere una maglietta con la scritta Fuck Authority per cambiare il mondo…
La stupenda “Alien” viene lasciata tra le ultime e ovviamente chiude il tutto la canzone Bro Hymn, tributo al defunto bassista Jason Matthew, che finisce in un’interminabile coro mentre Jim ha già abbandonato lo stage.


Un ringraziamento particolare ai Minnie’s e a Mickey e Roby, da sempre miei compagni di sventure, ed anche a tutti quelli che vengono a queste manifestazioni per passione e non per far vedere come si son conciati per poi starsene in disparte; e ci tengo a ricordare che ad ogni modo la coerenza e sincerità della gran parte di questi “artisti” (parlo dei grossi nomi) non è presunta, ma anzi, andrebbe dimostrata.
Un saluto inoltre a tutti quelli con cui ho avuto modo di chiacchierare, divertirmi e far casino.

Il Grillo






































































posted by rbx | 17:43 | commenti (1)

venerdì, giugno 04, 2004

 

Intervista ai 7Years
(Inconspevole Records)

7 Years

Grillo: Con oggi anche i 7Years finiscono il tour europeo, com’è andata?

 

Matteo: Abbiamo fatto diverse date nell’est Europa e in Germania dove abbiamo suonato veramente dappertutto, suonando davanti a tantissime persone così come anche davanti a molto poche, c’è pure capitato di suonare in una baraccopoli!

Dona: Siamo veramente molto stanchi, c’è voglia di rivedere le proprie ragazze, di farsi una doccia, di dormire in un letto normale…

Federico: Avevamo in programma un concerto di bentornati a casa che facciamo sempre e dove in genere ci aspettano gli amici e si fa sempre un gran macello ma purtroppo la data è saltata.

 

G: Che mi raccontate della fantomatica scena tedesca?

 

Dona: Mah, sinceramente da come me ne avevano parlato io mi aspettavo che i tedeschi fossero un pubblico più caldo, però bisogna dire che generalmente la gente che veniva ai concerti era parecchia è che ch’anno veramente una grande scena con tantissimi locali in cui poter suonare.

Matteo: Dobbiamo nuovamente ringraziare tutta la gente che ci ha ospitato, che si è dimostrata veramente molto gentile e disponibile.

 

G: Parliamo un po’ di voi, sembrerebbe che stiate ottenendo un discreto successo in Italia…

 

Diego: Noi facciamo la nostra musica e siamo contenti se piace, ma non ci montiamo la testa perché non ci piacciono i gruppi montati.

Dona: Già, preferiamo i gruppi fatti da gente umile e spontanea come i Pulley che pure essendo un gruppone fanno tutto da soli senza roadies né niente o come i Forty Winks che quando li abbiamo conosciuti si sono dimostrati da subito molto simpatici.

Fai te che una volta ad un festival un ragazzo mi ha riconosciuto come chitarrista dei 7Years e mi ha chiesto l’autografo! Io gli ho detto “Sei sicuro? guarda che io faccio l’operaio!”, insoma se voleva l’autografo di un operaio andava alla Fiat e se ne poteva far fare qualche migliaio… (risate generali)

 

G: Voi come Inconsapevole e Hot Movie records siete rappresentativi di una scena a Livorno?

 

Diego: Beh, queste due etichette sono il frutto di un po’ di gente che si conosce e ha deciso di fare qualcosa assieme, Dona per esempio porta vanti assieme al suo socio la Hot Movie, mentre La Inconsapevole è portata avanti dai Matteo e da Carlo Alberto dei S’n’F. In più Michele che ci accompagna sempre gestisce la Wain insieme a Giacomo.

Poi a Livorno tra chi suona ci si conosce tutti perché c’è una zona dove vi sono tutte le sale prove una accanto all’altra e quindi ci si vede sempre; è una situazione molto simpatica!

 

G: Nel nuovo disco c’è pure ospite in una canzone Jasper, cantante degli Undeclinable, com’ nata questa collaborazione?

 

Matteo: Ci eravamo conosciuti perché abbiamo suonato assieme ad una data e poi siamo rimasti in contatto; così abbiamo chiesto a Jasper se voleva cantare in un pezzo, gliel’abbiamo spedito e gli è piaciuto, e ch’a poi cantato sopra.

Tenete conto che gli Undeclinable sono in assoluto tra i nostri gruppi preferiti quindi siamo molto contenti di questa collaborazione!

 

G: E il nome 7Years da dove viene fuori?

 

Federico: Beh bisognava trovare un nome per la band e ci siam chiesti: “Tu da quanti anni suoni?” “beh più o meno sette, e tu?” “sì sette anch’io!”: più o meno suonavamo tutti da 7 anni…

Ora dovremmo chiamarci 9Years o 10Years!

Matteo: E comunque 7Years è appunto una canzone degli Undeclinable.

 

G: Bilancio finale?

 

Matteo: Beh, eravamo in tour per pagarci il disco e adesso facendo un due conti sembrerebbe che non ci stiam dentro comunque perché ci sono saltate alcune date, quindi adesso vedremo sul da farsi. Per il momento torniamo a casa che siamo veramente molto stanchi.

Comunque siamo piuttosto soddisfatti del nuovo disco e staremo a vedere i risultati.

Intervista: Il Grillo



posted by rbx | 17:51 | commenti

lunedì, marzo 29, 2004

 

Intervista a Enrico dei Los Fastidios
(Gennaio 2004)

 



Mi puoi anticipare qualcosa sul vostro nuovo album?

Il nuovo album, la cui uscita è prevista per il 31 gennaio 2004, lo stiamo registrando in questi giorni (dicembre 2003) al Blue Train Studio di Mira (Ve), studio con il quale abbiamo già lavorato in diverse occasioni. Si intitolerà “Siempre Contra”, titolo che se vogliamo già sintetizza quelli che sono i contenuti di un album tutto all’insegna della lotta & del divertimento (il “fight’n’fun” è binomio classico nella nostra discografia); conterrà 12 songs nuove di zecca (non sarà inclusa nessuna delle tracce presenti sull’ultimo recente singolo “Ora Basta”). L’album è prodotto dal sottoscritto ed uscirà appunto su KOB Records in collaborazione con la   tedesca Mad Butcher Records. Stiamo ricevendo anche delle proposte per la concessione della licenza di pubblicazione dell’album anche in altri paesi europei ed extraeuropei, quindi non è detto che possano aggiungersi al progetto altre labels straniere.
La preparazione di questo album è stata veramente piacevole, siamo riusciti, penso per la prima volta, a comporre i pezzi senza la solita fretta. I pezzi sono stati abbozzati durante l’estate ed abbiamo avuto, tra un tour e l’altro, qualche mese per gli arrangiamenti. Siamo molto soddisfatti di come stanno procedendo i lavori e non vediamo l’ora di finire il tutto per poter cominciare a portare il nuovo album in giro in tour….l’entusiasmo è alle stelle!!!

 

Avra' un sound diverso rispetto ai precedenti?

Il sound sarà abbastanza in linea con il solito “vecchio” sound Los Fastidios ovvero una miscela di streetpunk, oi!, ska, rock’n’roll….non nego che ci sarà qualche sconfinamento anche nell’hard core e nel 60’s punk, piccole eccezioni che sicuramente particolareggeranno questo nuovo lavoro. Con la nuova line up infatti ci stiamo divertendo parecchio nel provare anche sonorità diverse dai soliti canoni streetpunk….Sicuramente il suono della band ha acquistato molta più potenza rispetto al passato e anche gli arrangiamenti dei pezzi si sono fatti un po’ più curati e particolari…..il tutto però rimanendo rigorosamente sui binari Los Fastidios, anche perché comunque i pezzi, oggi come in passato, sono sempre partoriti dal sottoscritto e poi completati ed arrangiati in sala prove con tutta la band.

 

La politica nei vostri testi ha sempre giocato un ruolo importante, lo sarà anche nel nuovo album?

Non siamo mai stati indifferenti a ciò che succede quotidianamente attorno a noi, quindi vien da sé che i nostri testi continueranno a raccontare le nostre esperienze dirette, dai momenti più fun agli argomenti più seri come le lotte per i diritti degli animali, contro le discriminazioni di ogni tipo, contro politici e politicanti da salotto, contro il fascismo e chi vuole cambiare la storia, contro coloro che si arrogano il potere di governare un mondo che non gli appartiene…….in poche parole: siempre contra!

 


Dopo tanti anni di attività sei sempre rimasto tu l'unico punto fermo dei Los Fastidios, i continui cambi di line up non ti hanno mai scoraggiato e magari averti fatto pensare di chiudere il progetto?

Se porti avanti un progetto con grande entusiasmo e credendo in quello che stai facendo non possono esserci ostacoli insormontabili sul tuo percorso. Qualche difficoltà o momento di scoraggiamento ovviamente li si incontra ma sono sempre riuscito a superarli senza nessun problema.

Nel caso specifico dei cambi di line up, l’avvicendarsi in questi anni di persone diverse nella band ha oltretutto fatto fare ai Los Fastidios cambio dopo cambio un miglioramento ed una crescita dell’insieme, questo forse, dovuto al fatto che nel cercare eventuali nuovi elementi non mi sono mai affidato al caso, ma sono sempre andato a colpo sicuro con ragazzi/e che già la band la seguivano da anni. Ho sempre guardato più alla persona che al musicista.

 

     

So che un etichetta SudAmericana stamperà una vostra raccolta, mi puoi dire come è nato il progetto e se in futuro vedremo i Los Fastidios suonare in Sud America?

Come è nato il progetto è molto semplice: la Amp Records di Buenos Aires mi ha contattato chiedondo la licenza per pubblicare un cd best of dei Los Fastidios per il mercato sudamericano. Il cd che si intitola “La verdadera fuerza de la calle” è uscito in questi giorni e so che sta andando molto bene. Per quanto riguarda il tour abbiamo parecchie proposte un po’ da tutto il Sudamerica ed entro un annetto sicuramente si dovrebbe organizzare il tutto, siamo in contatto con diversi promoter e labels oltre che con diverse bands con le quali abbiamo diviso palchi in giro per l’Europa come i brasiliani Os Replicantes (vecchia punk band di Puerto Alegre) e gli argentini Argies.

Ritornando al cd best of, lo stesso cd con titolo in polacco sarà stampato anche dalla Jimmy Jazz Records di Stettino (label polacca con la quale da anni siamo in collaborazione) e distribuito in tutto l’est europeo. Non ti nego che sono ultra soddisfatto di vedere come da tutto il mondo ci sia un grandissimo interesse per la band, riceviamo quotidianamente messaggi, lettere, ecc. da ogni angolo del pianeta….e fa anche sorridere il fatto che in molti paesi ci siano addirittura in circolazione bootleg dei Los Fastidios e  merchandise della band non ufficiale.

 

 

Dopo l'uscita dell'album partirete con un tour promozionale e suonerete in tutta Europa. Com'e' suonare all'estero? Hai riscontrato delle differenze tra il pubblico italiano e quello straniero?

Abbiamo sempre dedicato moltissimo del nostro tempo agli impegni esteri che per noi sono sempre stati intensissimi. Anche dopo la pubblicazione del nuovo album partiremo infatti dapprima con un tour italiano che si concluderà a fine marzo e a seguire fino a giugno saremo come il solito in giro per l’Europa, toccheremo infatti Germania, Serbia & Montenegro, Ungheria, Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca, Bielorussia, Francia, Euskadi, Austria, Svizzera, ecc. e poi a settembre torneremo per la quinta volta in Norvegia e Svezia. Abbiamo inoltre in cantiere anche un grosso tour in Canada, dove siamo già stati qualche anno fa, oltre che in Sudamerica. In questi anni ci siamo costruiti un grosso seguito in tutti i paesi europei; suonare all’estero per noi è come suonare in Italia anche perché ovunque siamo stati il pubblico ci ha sempre accolto alla grande, oltretutto cantando a memoria le nostre songs…..questo a dimostrazione che cantare in italiano non è assolutamente un problema per l’estero.

In questi anni abbiamo fatto delle esperienze bellissime che ci hanno portati a conoscere realtà e situazioni così lontane geograficamente, ma allo stesso tempo così vicine a noi mentalmente. Ci vorrebbero centinaia di pagine per raccontarti tutte le nostre avventure in giro per il mondo, anche perché come puoi ben immaginare suonando dalla Sicilia a Capo Nord, di cose curiose ne vedi tante.

Anche il pubblico all’estero come in Italia è molto vario, infatti ai nostri concerti puoi sempre trovare punx, skins, psychobilly, mods, ecc. oltre a ragazzi/e regolarissimi che comunque si riconoscono nei testi delle nostre canzoni e ne apprezzano il sound.

 

Musica e Immagini, un esperienza che per i los Fastidios è iniziata da poco, con la produzione di due video per il precedente album, pensi che le immagini possano aiutare a diffondere il messaggio che la vostra musica esprime? Avete intenzione di fare nuovi video per il nuovo album?

Direi invece che è da parecchi anni che musica & immagini sono entrate nell’esperienza della band se teniamo conto del fatto che in passato siamo apparsi su varie vhs ufficiali riportanti vari eventi musicali live come il Kob Day di Marghera del 2000 o il Raduno Sharp Tre Venezie del 1998. Dopodiché è venuta l’esperienza dei primi due videoclip delle songs “Rabbia dentro al cuore” e “Animal Liberation”, per noi molto positiva.

Musica & immagini vanno ovviamente a braccetto, anzi talvolta possono essere proprio le immagini a dare ancor più forza alle parole e alle idee. I nostri videoclip hanno questo scopo, ovvero amplificare ancora di più quelli che sono i messaggi della band. Se teniamo conto inoltre che negli ultimi anni i costi stessi di produzione sono scesi notevolmente, ti posso garantire che il progetto video clip non lo abbandoneremo, infatti abbiamo in cantiere nuove produzioni video.

 

 







posted by rbx | 17:44 | commenti (2)