lunedì, giugno 14, 2004

 

Deconstruction Tour 2004
Live Report 01/06/04
Milano, Mazda Palace

Il Deconstruction tour di quest’anno, stando al cartellone dei gruppi, aveva proprio le premesse per essere un gran concerto, ed in effetti posso tranquillamente affermare che è stato il migliore Deconstruction tour degli ultimi tre anni (ovvero di quelli a cui ho assistito).
Conquista inoltre il premio per il festival con più circe-pit (due più uno solo tentato) e quello per il concerto dove in assoluto sono caduto più volte (e non è che succeda spesso!). E’ stato inoltre il festival con più abbozzi di discorsi politici che io ricordi (indovinate contro chi…)
Grossa novità quest’anno la location: dopo due edizioni a Bologna il tour torna a Milano dove si era già tenuto nel 2001. Parecchie le differenze tra l’openair arena parco nord di Bologna e l’indoor Mazdapalace (ex palavobis) di Milano.


IN POSITIVO:
Da subito lampante e confortante per chi ha assistito da sotto il palco il fatto di non dover più respirare tonnellate di polvere, e piacevole pure per chi preferisce seguire lo show da seduto la presenza dei seggiolini del palazzetto. Per la prima volta tra un gruppo e l’altro un dj set che non facesse schifo ma, anzi, a base di ottimo rock’n’roll (anche se verso sera se ne sentiva un po’ l’overdose…).Niente sole a picco anche se comunque il tempo non sarebbe stato esattamente dei migliori.


IN NEGATIVO:
Dieci ore passate nel buio più nero (roba da far rischiare la cecità a una talpa) e sfavorito ricambio dell’aria. Inoltre ci voleva troppo tempo per raggiunger l’esterno e assistere alle evoluzioni di Skate, Bmx e Motocross che duravano pochetto, finendo quando la gente stava ancora arrivando.
Acustica meno dispersiva ma alla fine si godeva appieno dell’impianto solo stando sotto il palco.
Forse è una mia impressione ma mi è sembrato che ci fosse un po’ meno gente rispetto soprattutto all’ultima edizione di Bologna; in effetti il pogo non è mai stato troppo esteso e fitto fino agli ultimi quattro gruppi, e comunque non ai livelli di Bologna nemmeno per il gruppo finale.


Ma veniamo alle bands:


MINNIE’S:
Qualsiasi giudizio alla performance data dall’unica band di casa sarebbe di parte perché ormai con i Minnie’s si è amici, ad ogni modo hanno fatto una valida prova benché il tempo a loro disposizione fosse poco e il grosso della gente dovesse ancora arrivare; hanno comunque saputo creare un ottimo rapporto con i presenti, andando a pescare dall’ultimo album e dall’appena uscito ep che per la prima volta li vede destreggiarsi con l’inglese. Bisogna inoltre tener conto dell’impegno richiesto per tenere un palco del genere.Fortunatamente non sono stati penalizzati dal settaggio del suono che normalmente in queste occasioni è inclemente con il gruppo di apertura.


1208:
Non me l’aspettavo, eppure ho visto un po’ di gente cantare a memoria i testi di questa band che, pur proponendo un punk-rock californiano abbastanza standard, ha fatto lo stesso un bello show coinvolgendo anche il pubblico in un po’ di cori a base di “Hey Hey”.
Comincia il pogo, con tanto di compiaciuti “applausi al gruppo pogo” al termine di ogni canzone.

Segue la prima delle due esibizioni di Motocross impostate in questa maniera: una rampa per saltare ed un buffo furgoncino/rampa d’atterraggio a poca distanza, il tutto sopra l’asfalto antistante il palazzetto; roba da gente che sa il fatto suo, da temerari, o semplicemente da pazzi! I risultati si vedranno più tardi…
Ad ogni modo su cinque MotoXers bisogna dire che due spaccavano proprio e si son viste anche cose belle ( non sono molto ferrato in nomi dei trick).


THE MOVEMENT:
Assoluta sorpresa della giornata questo gruppo Mod danese i cui tre componenti si presentano in giacca e cravatta. La performance parte con un lungo assolo di batteria, più tardi replicato più estesamente, e da lì in poi è il delirio a base di rock’n’roll degli anni che furono e ska che fa ballare e pogare la gente molto divertita; lampanti l’ottima tecnica strumentistica dei tre e il grande divertimento che questi provano nel suonare sul palco, evidenziato anche dai faccioni del cantante-chitarrista, abbastanza ridicolo nel dichiarare un paio di volte “This is an antifascist song” sorridendo e scuotendo per aria il pugno destro in maniera buffa.
Anche per loro si è sentito qualcuno intonare le canzoni a memoria, anche se i motivetti dei ritornelli erano abbastanza facili da imparare sul momento.
Veramente uno dei gruppi più godibili della serata.


YELLOWCARD
Gli Yellowcard sono la rivelazione, forse un po’ pushata, dell’anno. Se siete stati in giro per concerti quest’anno è difficile che non li abbiate incrociati perché hanno supportato più o meno chiunque e ce li rivedremo pure all’Independentdays festival a settembre.
Per chi non ne avesse ancora sentito parlare, gli Yellowcard propongono il classico pop-punk americano (vengono dalla Florida), benché abbastanza tirato grazie al lavoro della batteria, arricchito però dall’aggiunta del violino elettrico, che è inserito veramente bene. Certo, qualche dubbio sul fatto che si tratti del frutto di una ricerca della sensazione e della novità piuttosto che di una spontanea scelta stilistica rimane, ma certo è che il risultato è veramente apprezzabile e il tutto suona ottimamente.
Insomma, ero al banchetto del merchandise a chiacchierare quando sento intonare le prime note, faccio appena in tempo a correre in mezzo alla folla che attaccano con “Way Away” canzone introduttiva dell’ultimo album, l’unico da cui trarranno i pezzi per la scaletta. L’entusiasmo è da subito alto, a dimostrare la grande popolarità già guadagnata, molti i kids che cantano le canzoni a memoria e pogo parecchio sostenuto, mentre il violinista Sean Mackin fa anche da scalda pubblico e acrobata.
Tutto procede a questa maniera finché il cantante Ryan Key non chiede il primo circe-pit della giornata per “Life of a salesman”, a mio avviso la canzone più bella dell’album, forse a qualcuno potrà sembrare strano un circle-pit per della musica tutto sommato abbastanza calma, ma la batteria tira di brutto e quindi la cosa riesce ed ha pure il suo effetto. Bisogna dire che il gruppo ha chiesto il “pogo circolare” in maniera piuttosto intelligente, forse consci del fatto che non è una cosa che il pubblico capisce subito al volo quando gli si propone di farlo: il cantante chiede quindi al pubblico di allargarsi e fare spazio prima di iniziare ad eseguire la canzone; il trucco riesce ed è pure duraturo.
Arrivati a questo punto ero convinto di essere più o meno a metà esibizione, invece il gruppo esegue solo un altro paio di canzoni prima di andarsene; scaletta inclemente pure per loro.


E’ il momento dell’unica esibizione in pipe della giornata (almeno così mi risulta) per la session di Skate e Bmx.
Per la prima volta gli atleti sono al’altezza sia per lo skate che soprattutto per la Bmx; anche qui non sono ferratissimo con i nomi dei trick, ma a fine esibizione ci becchiamo pure un backflip in bicicletta!


BEATSTEAKS
Si rientra per assistere alla performance dei tedeschi Beatsteacks (unico gruppo europeo fisso nel tour), gruppo dalla fama di grande live band; ed infatti si presentano sul palco in tenuta piuttosto stravagante e molto rock ‘n’roll: cravatte, giacche e giacche di pelle, ed il cantante Arnim in porkpie, occhiali da sole anni’60 e maglione a righe in stile Kurt Cobain. I pezzi scelti sono, quasi ovviamente, pescati soprattutto dagli ultimi due album che hanno segnato una svolta più rock’n’roll nella carriera della band.
Creano da subito un bel rapporto con il pubblico che risponde entusiasta, il cantante è un vero intrattenitore quando non è “costretto” ad imbracciare anche lui la chitarra ed ha un notevole feeling con l’audience. A fine esibizione gli viene lanciata una bottiglia sul palco, lui senza esitare beve per poi sputare immediatamente; quindi se qualcuno ha avuto la geniale idea di lanciargli una bottiglia piena di piscio mi contatti pure che gli devo stringer la mano!


MXPX
Ecco un gruppo che in Italia non capita affatto spesso, infatti erano in parecchi, me compreso, ad aspettare di vedere dal vivo questa avvincente pop-punk band californiana.
Non capitando mai da queste parti fanno, giustamente, una scaletta a base di tutti i più grandi successi, quindi:”My Life Story”, “Responsability”, le splendide “Next Big Thing” e “Chick Magnet” e “Punk Rawk Show” che scatena letteralmente il pubblico. Solo due invece le canzoni tratte dall’ultimo album per le quali appare pure un terzo chitarrista (probabilmente un turnista).
Ad ogni modo il cantante Mike non riesce a instaurare lo stesso feeling con il pubblico rispetto ai suoi colleghi, forse anche per colpa della sua pronuncia eccessivamente slang: per esempio ci metterà ben tre tentativi per far capire che vuole un urlo dalle ragazze presenti.
La performance si conclude comunque con il più bel lancio di basso, addirittura roteante, che abbia mai visto fare dal vivo, con presa perfetta (chissà quanto allenamento nel giardino di casa!).


Segue la seconda session di Motocross e qui sembrerebbe, come annunciato poi dal cantante degli Strike Anywhere, che uno dei MotoXers si sia fatto male. Appunto…
Il fatto è che in quel momento ero impegnato ad intervistare i The Movement e quindi non ho assistito alla scena, quindi non posso raccontare nulla di preciso.

STRIKE ANYWHERE
Il gruppo che probabilmente più di tutti ha spaccato nella giornata di festival, forse proprio in quanto band più sbilanciata verso il core di tutto il cast.
Il loro Hardcore molto tirato, ma con anche inserti più melodici, scatena il pubblico: con loro sul palco saltano fuori gli HC kids e alcuni tipi più grossi della media intravista fino a quel momento e il pogo si fa più robusto e frenetico; mentre sul palco il pittoresco cantante rasta Thomas salta da una parte all’altra senza tregua. Ad un certo punto chiederanno un circe-pit che per durata e soprattutto intensità ed impegno dei partecipanti non avrà paragone con quello degli innocenti Yellowcard. Qui si corre forte e qualcuno cade provocando reazioni a catena varie, poi tutti di corsa verso il centro, di nuovo in circolo e così via; s’intravede pure qualche accenno (ma veramente accenno) di Hardcore dancing.
Decisamente uno dei momenti più coinvolgenti della manifestazione.
Qualche accenno politico pure per loro.

SLACKERS
La quiete dopo la tempesta! Impossibile non capire che band sta per salire sul palco, in quanto stavolta viene allestito per diverse persone, ovvero: batterista, chitarrista, un bassista che suona il basso appoggiato e in verticale come se fosse un contrabbasso (perché poi?), sax, trombone, un tastierista/cantante e un cantante di colore (non pensavo fosse l’unico!) che indossa guanti in stile Misfits!
Qualcuno avrà pensato “e che ci azzecca un gruppo del genere tra i gruppi in scaletta?”, in effetti con le altre bands con cui hanno condiviso il palco c’entravano un po’ poco, ma sono del parere che nei festival un momento del genere a base di Ska ci sta sempre bene, e infatti il Mazda Palace
sembra aver gradito parecchio.
Stanco ed ammaccato, pensavo di vedermeli dalle gradinate e riposarmi, ma quando i newyorkesi salgono sul palco, vestiti rigorosamente da rudeboys anni ’60, e attaccano con il primo pezzo, non riesco a resistere e scendo giù a ballare skankeggiando.
Il loro Ska roots fa ballare e divertire tutto il palazzetto: lampante il cambiamento di pubblico sotto il palco, saltano fuori alcuni skin e tipi in bretelle vari ed il parquet si popola finalmente di una gran quantità di ragazze che si scassano. Dedicano pure una canzone al “the best singer of every time” Joe strummer.
Confermo, il loro show ci stava proprio.

PULLEY
A questo punto però sono veramente distrutto, quindi mi perdonerete se almeno per i Pulley, gruppo che peraltro non mi ha mai appassionato troppo, me ne sono stato sulle gradinate.
Il gruppo, che tira fuori il suo hardcore-melodico di chiaro stampo californiano, non sembra
coinvolgere il pubblico allo stesso livello di altre bands che li hanno preceduti, ma può comunque contare su una bella fetta di appassionati e quindi il movimento sotto il palco non manca.
Fanno bella mostra del loro chitarrista solista che si produce in un paio di assoli impegnativi (ma non da urlo), e trova anche il tempo per una ballata a base di sola chitarra.
E’ il primo gruppo che suona per uno spazio di tempo decente.

ANTI-FLAG
Uno dei gruppi più attesi, e lo si vede dalla quantità di gente che si ammassa sotto il palco.
Così come si presentano sono il gruppo più appariscente della giornata, tra creste, capelli decolorati, borchie e cravatte varie. Da subito molto coinvolgimento da parte del pubblico che canta i pezzi vecchi e nuovi, mentre sul palco si vede parecchio movimento e energia soprattutto da parte del bassista Chris #2 che spesso e volentieri fa pure da cantante, mentre il cantante principale Justin Sane ha proprio la vocetta da ragazzino che gli si sente su disco.
Le canzoni dell’ultimo disco sono ottime, e fanno meritare alla band il successo raggiunto, ma la vera bolgia si ha per i pezzi “storici” come “Underground Network” e “You’re Gonna Die For The Government” con potenti cori da parte del pubblico e braccia tese in aria soprattutto nelle prime file protese in avanti, dove si fa alta la pressione della folla urlante.
Com’era logico aspettarsi sono numerosi i banali interventi pseudo-politici nei confronti della coppia B-B, con fuck e diti medi vari; resta solo da considerare l’effettiva credibilità politica da parte di una band i cui componenti sono così giovani…
Ad ogni modo una della esibizioni migliori.

LAGWAGON
Non ero affatto esaltato all’idea di vedermi i Lagwagon per la terza volta in due anni, anche se comprendo l’entusiasmo, poi mal ripagato, di chi ha avuto la possibilità di vederseli live per la prima volta. La gente lì per loro era tanta da farne praticamente dei co-edliners e sicuramente in giro si vedevano più magliette loro che dei Pennywise.
Capirete quindi se durante il loro show me ne sono tornato sulle gradinate a riprendere le forze per il “gran finale”.
Partono subito con la cover del motivetto dell’ispettore Gadget che fa presagire un’esibizione di quelle in piena, faccio pure un pensierino sul fondarmi giù, ma da lì in poi nessun’altra nota particolarmente esaltante: poco contatto con il pubblico, niente lanci di cd o merendine, niente scambi di strumento, niente improvvisazioni, insomma niente di quanto visto durante le loro esibizioni più recenti; ma soprattutto vengono tralasciati alcuni dei pezzi più celebri (Alien8? Making Friends? Mr. Coffee? macché!) in favore di una scaletta che pesca di più dall’ultimo lavoro della band. Mi è capitato lo stesso di parlare con gente contenta dell’esibizione per via dei diversi pezzi vecchi in scaletta, ma l’opinione prevalente è quella che giudica l’esibizione scazzata e non troppo esaltante: l’unico che sembrava divertirsi era il bassista.
Ciò è forse stato dovuto al fatto che i Lagwagon partecipavano soltanto a tre date su nove e che quindi hanno snobbato il tour di quest’anno.

PENNYWISE
Solita atmosfera tesa da “attesa degli headliners” prima che i quattro si presentino sul palco preceduti da incitamenti da stadio. Qualche chiacchera iniziale, un paio di vaffanculo ed è subito grande energia: pogo generale e cori generalizzati per una scaletta azzeccata che ricomprende tutti i pezzi migliori: “My Own Country” (la mia preferita!), Pennywise, Society,… ed i più belli dell’album nuovo come “God Save The Usa” e la bellissima “Something To Change”. E’ forse l’unico momento della giornata durante in cui si può fare dello stage-diving che duri più di due secondi, ma non ci si avvicina nemmeno a quel che si riesce a fare a Bologna! Ad ogni modo le capriole sono veramente a buon mercato. Chiedono pure il Circe-pit, ma questa volta sono in pochi a capire, ci si prova ma la massa pogante ha la meglio.
Ad un certo punto l’enorme chitarrista Fletcher annuncia: “This is the future of Punk Rock” e il gruppo attacca un’incredibile e tiratissima cover di “Hey ya” degli Outkast che spacca tantissimo e scatena la gente. Poche canzoni più in la’ il cantante Jim Lindberg ferma tutto e fa un elenco di mostri sacri da cui, si capirà poi, vorrà proporre una cover. L’entusiasmo è crescente: Black Flag, Descendents, Dead Kennedys, Circle Jerks, Minor Threat, finché viene pronunciato quel nome: Ramones! che provoca l’ovazione del Mazda Palace. “Quindi volete i Ramones, ne siete sicuri?” domanda il cantante Jim ( Io nel gridare Minor Threat mi sono sentito come chiedere la liberazione di Gesù al posto di Barabba, per rimanere in tema di “Passione”). Parte quindi la cover di Blitzkrieg Bop che diverte tutti quanti; sarebbe comunque stato interessante sentire che canzone avrebbero proposto per esempio dei Circle Jerks, ci siam persi la possibilità di sentire qualcosa di più particolare (Per sentire Blitzkrieg Bop basta andare ad un qualsiasi concerto punk’n’roll!). Da qui in poi l’inaspettato: i Pennywise si trasformano in un gruppo cover! Il pubblico si mette ad intonare “Surfing Usa” loro celebre cover (sfatiamo qui il mito che si tratti dei Millencolin come si trova scritto su certi files di Kazaa), il gruppo divertito prova ad accennarla, ma non si ricordano più a farla, quindi propongono al suo posto l’altra famosa (e fighissima) rivisitazione di “Stand By Me” che ricordano invece alla perfezione anche dopo anni, con tanto di assolo di Fletcher. Tanto casino e gente a caso che si alterna a cantare sul palco, si torna poi alla normalità. Rimane il timore che tutti queste improvvisazioni abbiano fatto sacrificare qualche pezzo (“Greed” per esempio), ma la band sembra aver gradito la partecipazione e si complimenta con il suo pubblico.
Giunge il momento di “Fuck Authority” introdotta da un discorso di Fletcher sul fatto che voi siete il futuro del mondo e dovete cambiarlo eccetera che mi ha fatto un po’ di tristezza: come se bastasse avere una maglietta con la scritta Fuck Authority per cambiare il mondo…
La stupenda “Alien” viene lasciata tra le ultime e ovviamente chiude il tutto la canzone Bro Hymn, tributo al defunto bassista Jason Matthew, che finisce in un’interminabile coro mentre Jim ha già abbandonato lo stage.


Un ringraziamento particolare ai Minnie’s e a Mickey e Roby, da sempre miei compagni di sventure, ed anche a tutti quelli che vengono a queste manifestazioni per passione e non per far vedere come si son conciati per poi starsene in disparte; e ci tengo a ricordare che ad ogni modo la coerenza e sincerità della gran parte di questi “artisti” (parlo dei grossi nomi) non è presunta, ma anzi, andrebbe dimostrata.
Un saluto inoltre a tutti quelli con cui ho avuto modo di chiacchierare, divertirmi e far casino.

Il Grillo






































































posted by rbx | 17:43 | commenti (1)

venerdì, giugno 04, 2004

 

Intervista ai 7Years
(Inconspevole Records)

7 Years

Grillo: Con oggi anche i 7Years finiscono il tour europeo, com’è andata?

 

Matteo: Abbiamo fatto diverse date nell’est Europa e in Germania dove abbiamo suonato veramente dappertutto, suonando davanti a tantissime persone così come anche davanti a molto poche, c’è pure capitato di suonare in una baraccopoli!

Dona: Siamo veramente molto stanchi, c’è voglia di rivedere le proprie ragazze, di farsi una doccia, di dormire in un letto normale…

Federico: Avevamo in programma un concerto di bentornati a casa che facciamo sempre e dove in genere ci aspettano gli amici e si fa sempre un gran macello ma purtroppo la data è saltata.

 

G: Che mi raccontate della fantomatica scena tedesca?

 

Dona: Mah, sinceramente da come me ne avevano parlato io mi aspettavo che i tedeschi fossero un pubblico più caldo, però bisogna dire che generalmente la gente che veniva ai concerti era parecchia è che ch’anno veramente una grande scena con tantissimi locali in cui poter suonare.

Matteo: Dobbiamo nuovamente ringraziare tutta la gente che ci ha ospitato, che si è dimostrata veramente molto gentile e disponibile.

 

G: Parliamo un po’ di voi, sembrerebbe che stiate ottenendo un discreto successo in Italia…

 

Diego: Noi facciamo la nostra musica e siamo contenti se piace, ma non ci montiamo la testa perché non ci piacciono i gruppi montati.

Dona: Già, preferiamo i gruppi fatti da gente umile e spontanea come i Pulley che pure essendo un gruppone fanno tutto da soli senza roadies né niente o come i Forty Winks che quando li abbiamo conosciuti si sono dimostrati da subito molto simpatici.

Fai te che una volta ad un festival un ragazzo mi ha riconosciuto come chitarrista dei 7Years e mi ha chiesto l’autografo! Io gli ho detto “Sei sicuro? guarda che io faccio l’operaio!”, insoma se voleva l’autografo di un operaio andava alla Fiat e se ne poteva far fare qualche migliaio… (risate generali)

 

G: Voi come Inconsapevole e Hot Movie records siete rappresentativi di una scena a Livorno?

 

Diego: Beh, queste due etichette sono il frutto di un po’ di gente che si conosce e ha deciso di fare qualcosa assieme, Dona per esempio porta vanti assieme al suo socio la Hot Movie, mentre La Inconsapevole è portata avanti dai Matteo e da Carlo Alberto dei S’n’F. In più Michele che ci accompagna sempre gestisce la Wain insieme a Giacomo.

Poi a Livorno tra chi suona ci si conosce tutti perché c’è una zona dove vi sono tutte le sale prove una accanto all’altra e quindi ci si vede sempre; è una situazione molto simpatica!

 

G: Nel nuovo disco c’è pure ospite in una canzone Jasper, cantante degli Undeclinable, com’ nata questa collaborazione?

 

Matteo: Ci eravamo conosciuti perché abbiamo suonato assieme ad una data e poi siamo rimasti in contatto; così abbiamo chiesto a Jasper se voleva cantare in un pezzo, gliel’abbiamo spedito e gli è piaciuto, e ch’a poi cantato sopra.

Tenete conto che gli Undeclinable sono in assoluto tra i nostri gruppi preferiti quindi siamo molto contenti di questa collaborazione!

 

G: E il nome 7Years da dove viene fuori?

 

Federico: Beh bisognava trovare un nome per la band e ci siam chiesti: “Tu da quanti anni suoni?” “beh più o meno sette, e tu?” “sì sette anch’io!”: più o meno suonavamo tutti da 7 anni…

Ora dovremmo chiamarci 9Years o 10Years!

Matteo: E comunque 7Years è appunto una canzone degli Undeclinable.

 

G: Bilancio finale?

 

Matteo: Beh, eravamo in tour per pagarci il disco e adesso facendo un due conti sembrerebbe che non ci stiam dentro comunque perché ci sono saltate alcune date, quindi adesso vedremo sul da farsi. Per il momento torniamo a casa che siamo veramente molto stanchi.

Comunque siamo piuttosto soddisfatti del nuovo disco e staremo a vedere i risultati.

Intervista: Il Grillo



posted by rbx | 17:51 | commenti