City of Fest
Live Report 07/04
Slovenia, Mostovna

Vi sentite alternativi ad andare al Deconstruction tour o all’Independent days festival?
Provate allora ad andare in un festival come questo City of Fest: in Slovenia, si sa, il fenomeno punk è arrivato più in ritardo rispetto a noi (che comunque mica siamo in anticipo) quindi ti capita ancora di incontrare personaggi che non hanno il minimo bisogno di esibire magliette con teschi e orpelli vari per sembrare inquietanti, gli basta essere sporchi puzzolenti e se possibile ubriachi. Sono i cosiddetti “crust” o più comunemente “punkabbestia”, gente che se ne va in giro a schiaffare il dito medio in faccia a chiunque per cercare la rissa, che (se uomo) importuna qualsiasi esemplare di sesso femminile gli capiti a tiro, che all’esterno ti cerca di elemosinare da bere o i soldi per entrare o, come è successo a me, ti ruba il panino di mano mentre lo stai mangiando(!). Chiaramente questi personaggi non sono la maggior parte, ma non perdono occasione per farsi notare; ad ogni modo folkloristici.
Il festival si tiene nel giardino del Mostovna centro sociale/locale si alla fine è troppo nuovo e carino per sembrare veramente uno squat) vicinissimo al confine con l’Italia.
Per motivi logistici arrivo solo alle 17:00 e mi perdo I primi gruppi: Elodea, Golliwog, Igut, Fuego e gli italiani Summer League.
MURDER DISCO X
Arrivo che hanno appena iniziato a suonare, fanno un hardcore misto trash abbastanza ripetitivo e dall’attitudine decisamente crust; marcissimi da vedere, ma abbastanza noiosi.
EYELESS VIEW
Per quel che mi riguarda la rivelazione della giornata: questo gruppo tedesco dall’impostazione decisamente americana (d’altronde come la scena del loro paese) miscela old school con influssi di quell’emo che adesso va così tanto; fondamentalmente un gruppo a tre voci: cantante con voce urlante e pesante, bassista con voce pulita e chitarrista con voce melodica. Decisamente un gruppo con buona presa.
MALCOVICH
Gruppo olandese che evidentemente deve essere abbastanza popolare in quel della Slovenia in quanto c’era parecchia gente sotto il palco per loro, non mi spiego comunque perché abbiano suonato dopo e non prima degli ottimi Eyeless view. A mio giudizio un gruppo ridicolo, sia musicalmente che ad impatto scenico, spiccano la bassista obesa e il cantante, che sfoggia sopra la lunga cappellata bionda una bandanona in stile Suicidal Tendencies che gli sta malissimo e lo fa sembrare veramente buffo nel suo dimenarsi come un tarantolato mentre canta in maniera alquanto grind. La tecnica è approssimativa per tutti I componenti e esemplare è il batterista, la cui incapacità risulta lampante anche a chi non ha la minima idea di cosa sia una batteria.
Io non vedo l’ora che finiscano eppure suonano per un bel po’ e la gente sembra apprezzare, devono essere una specie di idoli locali….
FACE THE FACT
Orgoglio della scena romana, cominciano da veri “burini” con il cantante che apre con una frase del tipo “Ciao noi siamo I Face The Fact da Rrroma… ah no, qua nun se parrrla l’italjano…”, sa fare il suo lavoro ma per sua stessa ammissione non è un grande intrattenitore nei momenti di pausa. In compenso il batterista si fa notare già nel solo scaldarsi. Svariate le X sulle mani.
Come attaccano partono subito il circle-pit e la violent dance sotto il palco, d’altronde il loro genere li chiama abbastanza: mi butto anch’io pur non essendo affatto un veterano della cosa, ma ne uscirò ininsperatamente illeso. Verso la fine uno dei chitarristi scende del palco, attraversa il pit e si mette a suonare davanti al pubblico un po’ più arretrato.
Non apprezzo particolarmente il loro new school che a mio parere concede un po’ troppo al metal, ma sanno il fatto loro e sono tecnicamente ineccepibili, non gli posso togliere niente.
SHAI HULUD
Poche chiacchiere, alla fine erano chi più chi meno tutti lì per loro, non capita tutti I giorni di assistere ad una delle ultimissime date di una band del genere.
Questo gruppo propone un metalcore particolare e originale, impreziosito se non basato su testi intelligenti (chissà se tutti li apprezzano per quello)e supportato da una giusta attitudine. Tra le svariate vicissitudini e gossip assortiti, nonché innumerevoli cambi di line-up questo gruppo si è guadagnato una giusta fama e un larghissimo numero di consensi.
Fanno un sound check piuttosto lungo, ma l’acustica non sarà granché come per il resto del festival (che rimane lo stesso molto ben organizzato) e io distinguerò a fatica le canzoni che vengono prese da tutti gli album per più di un’ora di concerto. Anche gli Hulud hanno tecnica da vendere, tengono il palco da Dio, mentre il cantante Geert è sempre in piena, si dimena e urla fino a diventare rosso e farsi gonfiare ogni vena, e si fa anche trasportare dalla folla. Negli attimi di pausa il chitarrista Matt (che indossa una maglietta d’annata dei Descendents) dialoga con la folla in maniera amichevole e ringrazia più volte, chiede al pubblico di avvicinarsi ma la gente ha paura di beccarsi qualche pugno o calcio volante stando più a ridosso del pit; trova anche il tempo per fare degli apprezzamenti a chi segue lo Straight Edge.
Anche per loro fin da subito numerosissimi circle-pit e parecchia violent dance, si vede praticamente di tutto: parecchi walls of death, lanci dal palco e svariate figure di cui non son sicuro dei nomi; un ascoltatore ci rimette venendo travolto da uno stage diver enorme, perderà conoscenza e sarà trasportato via a forza. Il massimo del coinvolgimento si ha per “A Profound Hatred of Man” e per la fantastica cover di “Linoleum” in versione tiratissima che scatena il sing along e I tuffi dal palco.
Mio unico risentimento è che se il pit si fosse collocato un po’ più indietro si sarebbe riusciti ad avere anche un po’ di pogo di cui non si è vista traccia per tutta la giornata e magari facendo il concerto all’interno del Mostovna forse si avrebbe avuto un acustica migliore e un pubblico più compatto che avrebbe consentito di fare del crowd surfing più decente.
Ad ogni modo un bel concerto, chi c’è stato e apprezza almeno in parte il genere può esser andato via soddisfatto.
Il Grillo
Intervista ai The Movement
(Danish Punk Rock Band)
Durante la terza pausa del Deconstruction ho avuto occasione di fare qualche domanda a Lukas, cantante e chitarrista di uno dei gruppi più interessanti che hanno partecipato al Deconstraction di ques’anno: I The Movement, gruppo Mod danese dalle influenze ska e rock’n’roll.
Il Grillo: La prima cosa che è risultata lampante durante la vostra esibizione è il gran divertimento che provate nel suonare…
Lukas: Sì è vero, è decisamente così, ci divertiamo a suonare e ci piace il contatto con il pubblico.
(Più tardi chiacchierando con il bassista Lars gli dirò che secondo me rendono più dal vivo che non su cd e lui risponderà di esserne contento Ndr)
G: Il pubblico ha risposto piuttosto bene, si muoveva e c’era anche diversa gente che cantava I ritornelli delle canzoni.
L: Beh, facciamo della musica che prende abbastanza, poi le melodie e I ritornelli penso siano abbastanza semplici da imparare anche sul momento.
G: Avete tutti e tre una buona tecnica strumentistica, in particolare il batterista dimostra uno stile influenzato dal jazz.
L: Ognuno di noi ha studiato il suo strumento e, sì, il jazz è una delle influenze di Kalle (anche se in seguito avrò modo di accorgermi del drago dei Sick Of It all che porta tatuato sull’avambraccio Ndr). Poi alla fine le influenze che più si fanno sentire sono quelle classiche della musica Mod: I Jam, gli Who, I Clash e ciosì via.
G: Da quant’è che suonate?
L: Come musicisti da parecchio, ma come gruppo solo da quattro anni.
G: Veramente?
L: Già!
G: Esiste ancora una scena Mod in Europa?
L: C’è ancora una piccola scena europea che si muove, ma non vi siamo molto collegati, però ci piace essere Mods, sai, ci piace essere eleganti, avere stile.
G: E in Danimarca avete una scena Mod?
L: No, in Danimarca la scena è prevalentemente punk ma, ti ripeto, a noi piace essere vestiti bene per distinguerci.
G: Certo lo stile è importante. Come sta andando il Deconstruction tour?
L: Molto bene, stiamo toccando molti paesi dove non eravamo stati prima e dove incontriamo molti kids. Siamo nel tourbus assieme agli Slakers con cui ci stiamo divertendo molto, dopo oggi abbiamo un paio di day-offs durante I quali approfitteremo per fare un paio di date assieme a loro in Francia, non vogliamo stare fermi eheh!
G: E in Italia come vi trovate?
L: Molto bene, abbiamo già girato un po’ l’Italia accompagnando la Banda Bassotti e ci siamo sempre trovati bene come oggi.
G:Progetti per il futuro?
L: Sounare molto e poi fare uscire nouvi lavori per il prossimo inverno.
Più tardi a concerto finito ho incontrato nuovamente Lukas in compagnia del resto della band (Lars il bassista e il batterista Kalle) un po’ alterati dal bere. Si sono rivelati tutti e tre molto simpatici e alla mano e si è riso e scherzato un po’ assieme. Fa piacere incontrare gente che pur partecipando ad un tour così grosso non si monta e si sente praticamente come se fossero dei turisti!
Intervista: Il Grillo